Storia del Kyusho

Tutte le arti marziali efficaci sono improntate su un principio fondamentale:
ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo
.

Tale principio richiede lo studio delle direzioni e dei modi in cui è opportuno eseguire una tecnica difensiva o offensiva. Sin dall’epoca in cui furono compilati i primi trattati di medicina cinese (XIV secolo a.C.) e indiana, fu subito chiaro che esistono punti particolarmente sensibili alla pressione.

Sono i meridiani sfruttati dall’agopuntura, in parte coincidenti con i punti del Marma Adi descritti nell’Āyurveda.

Le arti marziali sfruttano necessariamente questi punti, semplicemente perché in combattimento la differente efficacia dello stesso colpo su parti diverse del corpo è qualcosa di lampante. Molto meno lampante è capire esattamente quali siano questi punti e quali risultati diano se sottoposti a determinate sollecitazioni.
I punti di pressione possono essere percossi, premuti o sfregati con diverse angolazioni. Tutte le arti marziali ne utilizzano alcuni, spesso senza che il praticante se ne renda conto.

Il Kyūsho Jitsu nasce dall’idea di sfruttarne il maggior numero possibile, in modo consapevole ed efficace. Non si tratta di una fantasticheria New Age, ma di una pragmatica conoscenza del corpo e delle sue reazioni agli stimoli, sintetizzata in una tecnica di combattimento dai tratti profondamente analitici. Si può credere o non credere alle teorie cinesi sull’energia, ma quelli che si studiano sono punti di confluenza delle reti nervose e circolatorie, presenti sia in tessuti morbidi che ossei, dove la struttura muscolo-scheletrica si apre all’esterno e diventa particolarmente vulnerabile.

Perché la tecnica sia efficace occorre studio e applicazione. La padronanza della tecnica presenta due tratti particolarmente apprezzabili:
– la sicurezza di poter disabilitare un avversario senza provocargli danni permanenti;
– la possibilità di combinare questo studio a qualsiasi altro nel vasto campo delle arti marziali.

Poiché, infatti, i punti sono parzialmente sfruttati dalla pressoché totalità delle scuole, il Kyūsho Jitsu può essere un ottimo studio integrativo, oltreché una disciplina a sé stante. In cina era già anticamente noto col nome di Dim Mak, ma aveva il difetto di presentarsi come una disciplina segreta e quindi settaria.

Il Maestro Evan Pantazi ha rigenerato quest’arte e si sta adoperando per vederla riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo, grazie alla federazione Kyūsho International.
Il gruppo di studio Kyūsho Milano ha lo scopo di costituire anche nel capoluogo lombardo un luogo dove sia possibile scoprire e conoscere il frutto del lavoro suo e degli altri maestri.

Kyusho Milano
Per credere sempre nella magia delle arti marziali.

2 pensieri su “Storia del Kyusho

  1. Salve ho conosciuto per caso questa arte , vedendo sul web alcuni video, volevo informazioni più dettagliate, sul kiusho, sopratutto se ci sono corsi, io vivo a caravaggio – bergamo, grazie

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